venerdì 4 novembre 2016

Recensione: NIENTE, di Janne Teller

Titolo: Niente
Autrice: Janne Teller
Genere: Narrativa
Trama"Se niente ha senso, è meglio non far niente piuttosto che qualcosa" dichiara un giorno Pierre Anthon, tredici anni. Poi, come il barone rampante, sale su un albero vicino alla scuola. Per dimostrargli che sta sbagliando, i suoi compagni decidono di raccogliere cose che abbiano un significato. All'inizio si tratta di oggetti innocenti: una canna da pesca, un pallone, un paio di sandali, ma presto si fanno prendere la mano, si sfidano, si spingono più in là. Al sacrificio di un adorato criceto seguono un taglio di capelli, un certificato di adozione, la bara di un bambino, l'indice di una mano che suonava la chitarra come i Beatles. Richieste sempre più angosciose, rese vincolanti dalla legge del gruppo. È ancora la ricerca del senso della vita? O è una vendetta per aver dovuto sacrificare qualcosa a cui si teneva davvero? Abbandonati a se stessi, nella totale inesistenza degli adulti e delle loro leggi, gli adolescenti si trascinano a vicenda in un'escalation d'orrore. E quando i media si accorgono del caso, mettendo sottosopra la cittadina, il progetto precipita verso la sua fatale conclusione. Il romanzo mette in scena follia e fanatismo, perversione e fragilità, paura e speranza. Ma soprattutto sfida il lettore adulto a ritrovare in sé l'innocente crudeltà dell'adolescenza, fatta di assenza di compromessi, coraggio provocatorio e commovente brutalità.

Il primo giorno di scuola un giovane adolescente della scuola media di Taering, piccola cittadine della Danimarca, decide che "Non c'è niente che abbia senso. È tanto tempo che lo so. Perché non vale la pena far niente. Lo vedo solo adesso", e così lascia la scuola. I compagni di classe, turbati, cercano di convincere Pierre Anthon a ricredersi, e tentano di farlo scendere dall'albero di susine su cui si è accampato. Ma con frasi nichiliste dai toni altisonanti, il ragazzino non si fa corrompere.
Allora i ragazzi, convinti che esista un significato, spesso nascosto in un semplice oggetto, addirittura un semplice paio di scarpe, decidono di allestire una "catasta del significato", alla quale ciascuno deve aggiungere qualcosa che ha un profondo ed insito significato. Ma la scelta non è volontaria: sono gli altri a decidere, a trovare l'oggetto più caro del povero indiziato. I primi sono i più fortunati: una canna da pesca, un paio di orecchini. Poi le cose si fanno più serie quando lo scopo del progetto iniziale si trasforma in una vendetta subdola, allora si aggiungono al mucchio trecce di capelli, criceti destinati ad una fine triste, certificati di adozione, bare di fratellini morti, crocifissi e indici che hanno rubato l'innocenza di ragazzine assetate di rivalsa.
Vediamo tutto questo tramite gli occhi della protagonista, che ha dovuto "solo" cedere un paio di sandali verdi. Anche se restia all'inizio, la furba Agnes capisce ed ingloba quel significato che cercavano così assiduamente all'inizio, proprio come tutti gli altri.
Ma quando gli spargimenti di sangue diventano esagerati, gli adulti, che fino a questo momento non avevano quasi avuto un ruolo, entrano in scena, ed il romanzo si contrae improvvisamente, cambiando strada: e ecco che dalla pace di un magazzino abbandonato iniziano a spuntare da ogni dove i giornalisti, che presto diffondono la terribile storia della "catasta del significato", che viene venduta ad un museo di arte. E quando Pierre Anthon si decide a visitare quel luogo così pieno di significato sembra come se il libro si piegasse su se stesso mentre i ragazzi ormai così convinti dell'esistenza di questo significato trascendente fanno degenerare all'ennesimo grado ciò che sembrava aleggiare sulle pagine fin dalle prime righe.

Nonostante la brevità del libro, non posso dire che non mi abbia lasciato un turbamento interiore tale da farmi rigirare nel letto la notte. Lo stile dell'autrice è quasi asettico, ma non per questo insignificante. L'andamento veloce e ben scandito del romanzo procede sempre allo stesso modo nonostante le azioni compiute dai personaggi siano sempre più crude e cruente. Questo forte contrasto evidentemente voluto, stride quindi con la narrazione, lasciando che nella mente del lettore si crei un'atmosfera sempre più cupa e densa di tensione
I temi sono estremamente delicati ma per quanto possa lecitamente sembrare un romanzo sconcertante ed inaccettabile, mi sento di consigliare questa lettura a tutti in quanto mostra aspetti insoliti ma pur sempre possibili. Ecco il potere della scrittura.




3 commenti:

  1. Ciao! Non conoscevo questo libro... devo dire che sembra piuttosto inquietante! Tuttavia, credo che ogni tanto ci voglia uno sguardo sugli adolescenti un po' diverso dagli Young Adult più diffusi, spesso incentrati su storie d'amore. Grazie del consiglio :-)

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    1. Mi è piaciuto anche per questo! Non è la solita tenera (e pur piacevole) storiella d'amore, ma qualcosa di completamente diverso! Inquietante è la parola adatta >.<

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