sabato 20 agosto 2016

Recensione: GENTE DI DUBLINO, di James Joyce

Titolo: Gente di Dublino
Autore: James Joyce
Genere: Raccolta di racconti
Trama: Scritti da James Joyce nel 1906, ma pubblicati soltanto nel 1914, perché ritenuti da molti editori troppo audaci, i quindici racconti che costituiscono il volume "Gente di Dublino" sono considerati tra i capolavori della letteratura del Novecento. I protagonisti sono abitanti della città di Dublino, che vengono raffigurati nella loro quotidianità, e il tema che unisce tutti i racconti è la "morte in vita". I personaggi descritti da Joyce sono infatti frustrati, destinati a fallire o rinunciatari e l'ambiente in cui si svolgono le vicende è sempre squallido e desolato. Alcune volte un'improvvisa illuminazione o una rivelazione rendono palesi ai personaggi le misere condizioni in cui versano, ma per loro è sempre impossibile uscirne, perché vittime di una "paralisi morale". Le storie possono essere suddivise in quattro sezioni, che rappresentano le diverse fasi della vita umana: l'infanzia (Le sorelle, Un incontro, Arabia), l'adolescenza (Eveline, Dopo la corsa, I due galanti, Pensione di famiglia), la maturità (Una piccola nube, Rivalsa, Polvere, Un caso pietoso), la vecchiaia (Il giorno dell'Edera, Una madre, La grazia), a cui fa seguito il celebre racconto "I morti". Fa da sfondo a tutte le storie una Dublino grigia e malinconica, che diventa l'emblema delle città occidentali del secolo scorso e della loro decadenza morale.

Dopo averlo trovato in un baule impolverato pieno di libri a casa di mia nonna, ho deciso di leggere questo capolavoro, finalmente. Ero piuttosto restia, lo devo ammettere: non avevo sentito molti pareri entusiasti su questi racconti, nè tanto meno sullo stile dell'autore. Ma mi sono tirata su le maniche e ho iniziato a leggere, con tanta buona volontà (e considerando che, alla fin fine, erano solo duecento pagine). 
La raccolta di racconti "Gente di Dublino" racchiude quindici diversi racconti sulla vita e sugli avvenimenti quotidiani, monotoni o meno, degli abitanti, appunto, di Dublino. Non ci sono due storie uguali: tutte descrivono fatti e avvenimenti effettivamente diversi, ma affrontano sempre gli stessi temi. Si passa da avventure di bambini annoiati a lutti disprezzati, da ladre d'amore a giovani impaurite. Nonostante all'apparenza, ripeto, siano tutte storie diverse, bizzarre, anzi addirittura in alcuni punti perfino comiche, i temi sono sempre gli stessi: la tristezza, la solitudine, l'incapacità di compiere azioni che sconvolgerebbero la loro vita. I personaggi sono tutti, come possiamo intuire subito, nel primo racconto ("Le sorelle"), in una specie di paralisi, parola che "aveva sempre suonato strana alle mie orecchie, come la parola gnomone nella geometria e la parola simonia nel catechismo. Ma ora aveva per me un suono simile al nome di qualche essere malefico e consapevole. Mi riempiva di paura, eppure desideravo ardentemente esserle più vicino e contemplarne l'opera di morte". La superficie del calmo lago della vita quotidiana e monotona viene increspata da qualche avvenimento particolare: un funerale, un incontro per caso, un trafiletto di giornale, un plumcake scomparso, e questa tipica incapacità di agire e saper rispondere prontamente ad una certo avvenimento manda in subbuglio il personaggio che, a causa dell'inabilità nell'agire, si blocca ulteriormente, in un loop infinito! E se casomai uno dei personaggi riuscisse a rispondere, verrebbe poi comunque ricacciato al proprio posto, come se il destino avesse avuto in serbo per quella certa persona proprio un fatto destabilizzante, che prima o poi avrebbe dovuto fare effetto sul poverino (cfr. Rivalsa, dove perfino un'apparente vittoria nasconde un'amara sconfitta).
Il libro lascia dietro di sé un alone di tristezza e nostalgia, una strana nostalgia di qualcosa che forse non si è mai avuto. 
Inoltre, spesso Joyce usa diversi punti di vista, spesso è un narratore onnisciente, a volte segue le vicende a pari passo con noi, e sono presenti addirittura dei racconti narrati in prima persona (non me lo sarei mai aspettato, se devo essere sincera. In un romanzo sì, ma in un racconto proprio no).
Quanto ai racconti di per sé, essi non hanno una vera e propria trama, spesso i protagonisti non hanno neppure un obiettivo, ciò che ci narra Joyce è uno scorcio della loro vita, come se l'autore stesse facendo zapping su una televisione dove sono trasmesse le vite di tutti gli irlandesi. Non sa cosa gli capiterà, non c'è un criterio, si tratta di personaggi scelti apparentemente a caso, ma che come gli altri dimostrano le tristi caratteristiche che accomunano tutti. 
Relativamente allo stile, me me sono innamorata. L'autore non si lascia andare a divagazioni varie, è conciso, preciso. Uno stile molto scorrevole, che non permette all'autore di saltare neppure una parola. Proprio per questo, nonostante la brevità dei racconti, ho impiegato un pomeriggio intero a leggerlo. Ho apprezzato particolarmente la sua attenzione per i dettagli estremamente mirati e il fatto che il protagonista del racconto venga presentato o in maniera estremamente diretta, con un primo piano ben centrato, oppure tramite un'introduzione che non riguarda prettamente esso, ma come se l'autore/regista stesse zoomando lentamente sul personaggio partendo da un panorama ampio, in una sorta di tecnica cinematografica non fisica o visiva, bensì sotto forma di, concedetemelo, pettegolezzo
Passerò ora a commentare brevemente ogni racconto, dando un sintetico giudizio.

Le sorelle ☆ Un povero ragazzo subisce il lutto di un caro amico, un vecchio prete. Ho quasi odiato questo racconto; ero disperata: pensavo "e se ora il libro è tutto così?". Fortunatamente mi sono ricreduta. Non ho gradito i personaggi, le descrizioni (molto povere, come sempre) o in generale i dialoghi. Ritmo molto lento, narrazione sfuggevole.

Un incontro  Due bambini di alto rango, annoiati dalla scuola cattolica e forse già dalla vita in generale, decidono di fare una gita e si imbattono in un signore che li spaventa a morte parlando di violenza sugli indisciplinati. Mi è piaciuto molto questo racconto, diverso da tutti gli altri in quanto tratta di bambini e anziani, personaggi proprio agli antipodi. Proprio per questo ho molto apprezzato il racconto, intriso inutile dirlo, di una sensazione triste e secca nonostante la presenza dei bambini scalmanati. Un passaggio che vorrei condividere con voi, un pensiero che affiora nella mente di uno dei piccoli protagonisti quando il signore si perde nella memoria e parla delle sue morose:
Ebbi l'impressione che stesse ripetendo qualcosa che aveva imparato a memoria o che, magnetizzata da certe parole del proprio discorso, la sua mente continuasse a girare lenta nella stessa orbita. A volte parlava come se alludesse semplicemente a qualche fatto che tutti conoscevano, e a volte abbassava la voce e parlava misterioso, come se ci raccontasse qualcosa di segreto che non desiderava fosse udito da altri. Ripeteva le frasi più e più volte, variandole e accerchiandole con la voce monotona. 
Arabia ★ Uno dei racconti che mi sono piaciuti di più, senza dubbio. Il tenero protagonista sogna l'amore, è innamorato della vicina di casa, che gli parla di questo bazar, Arabia, dove lui corre rendendosi poi conto di essere solo una creatura trascinata e schernita dalla vanità. Fino all'ultimo ho sperato che finisse bene (almeno uno su quindici!), ma nulla da fare. Definirei particolarmente interessante e sorprendente il brusco capacitarsi del protagonista dell'illusione dell'amore. 

Eveline  Una giovane è divisa tra la famiglia da mantenere e l'amato che le promette una vita serena. Evvy, la protagonista, è uno degli esempi più evidenti dell'incapacità di prendere una decisione. Ella, a pochi metri da un futuro più luminoso è incapace di muoversi, mentre tutti i mari del mondo le si rovesciarono intorno al cuore. Molto breve ma comunque intenso. Ho sentito particolarmente vicina la protagonista per ragioni che non mi sento di condividere.

Dopo la corsa Non posso dare un giudizio a questo racconto poiché, come mi è capitato con un altro solamente, non sono riuscita a leggerlo. Ogni volta che ho tentato, mi perdevo, la storia non mi prendeva.

I due galanti ★ Un uomo, un Don Giovanni, convince la sua nuova morosa a rubare per dare a questo un pegno per un matrimonio che non saprebbe finanziare; l'amico, il suo parassita, li segue spiandoli e riflettendo sulla sua inutilità. Mi è piaciuto molto questo racconto, che in un certo senso ricalca la tradizione latina de "er vantone" (cfr. Pier Paolo Pasolini sul Miles gloriosus di Plauto) con il suo parassita, a differenza che anche se il fanfarone, che nascosto dietro ad una patina di gagliardia è in realtà un povero in canna, riesce a guadagnarci qualcosa, il suo parassita, non sembra avere prospettive di vita e cerca di aggrapparsi a quelle degli altri, scivolando miseramente. 

Pensione di famiglia ☆ Una ragazza si innamora sbadatamente di uno dei clienti della pensione gestita dalla severa madre, che deve dare il suo verdetto agli innamorati. La severa madre, personaggio interessante, capisce subito cosa sta succedendo alla figlia, e le due senza tanti giri di parole si chiariscono. Lei, triste, aspetta nella camera del forse futuro marito la decisione della madre. Il finale è aperto, e non penso di averlo compreso a pieno.

Una piccola nube ☆ Il protagonista incontra un vecchio amico, che gli parla dei diversi viaggi che ha fatto, suscitando in lui invidia; egli, appena arriva a casa prova a leggere delle poesie (sua passione nascosta) al figlio, provocando solamente un pianto. Questa storia mi ha profondamente turbato e lasciato più desolata rispetto alle altre, forse perché il povero padre quasi convinto e felice di questa nuova presa di posizione, dopo essere stato ispirato dall'amico, non riesce nella sua impresa, deludendo non solo se stesso ma forse anche gli altri.

Rivalsa ☆ Un impiegato stanco del suo lavoro è costretto ad andarsene dopo aver risposto male al suo capo, e si affoga nelle bevute, squattrinato. Non ho apprezzato molto questo racconto, e purtroppo non riesco a trovarne una ragione. Forse per quanto è squallido il protagonista, incapace di controllarsi, infantile e incosciente.

Polvere ★ Un altro dei miei racconti preferiti, forse il, parla della triste Maria, lavandaia nubile (condizione sociale sulla quale scherzano tutti) e già in età avanzata. Ella ha fatto da bambinaia ad un uomo che va a trovare comprando delle leccornie, ma all'arrivo si rende conto di essersi dimenticata un plumcake sul tram, e per tirarla su di morale viene invitata a giocare con la famigliola. In questo gioco la sorte le sembra avversa, e per cercare di risolvere ancora una volta la situazione viene invitata a cantare, intonando però strofe che non la riguardano del tutto (spasimanti inesistenti), ed il racconto si conclude con Joe, a cui è molto affezionata, che le rivolge uno sguardo colmo di lacrime per la sua povera ed immeritata condizione. Ho amato questo racconto. Triste, davvero davvero triste, ma allo stesso tempo estremamente dolce e innocente. La protagonista, Maria, suscita un misto di pietà e pena in noi, facendo sì che anche un personaggio apparentemente sfortunato risulti tenero e amorevole. 

Un caso pietoso ☆ Dopo aver interrotto i contatti con una dama sposata che si era spinta troppo in là, il protagonista anni dopo legge della sua tragica e spregevole morte su un trafiletto di giornale. Il protagonista, altezzoso, puntiglioso, "precisino", quando legge della morte della vecchia e cara amica, di cui si fidava così tanto da confessarle i pensieri più personali, non prova tristezza, ma disgusto per la donna, che lo aveva tanto rapito ai concerti culturali di musica, tanto che "cominciò a dubitare della realtà di quello che gli diceva la memoria"; una donna apparentemente così elegante che alla fine ha voluto degradarsi nei liquori, morendo in un modo tanto tragico quanto ridicolo. Il protagonista, dopo aver quasi odiato dentro di sé la donna, però si rende conto della sua condizione altrettanto infelice.

Il giorno dell'edera   Come per "Dopo la corsa", non posso dare un giudizio a questo racconto.

Una madre ☆ Una brava ragazza viene convinta dalla madre a dare il suo contributo al piano ad una serie di concerti, ma al madre, a dir poco agitatissima, si scatena contro l'organizzatore delle serate che si ostina a non volerla pagare. La protagonista del racconto, la madre irata, è una vera sagoma. Scatena un finimondo per la faccenda, risultando a tratti perfino ridicola, fuoriuscendo dallo standard di buona ed educata signora.

Grazia ☆ Degli amici cercano di riportare un ubriacone sulla retta vita tramite la religione. Uno dei racconti più intrisi di fede, che non ho apprezzato. Costituito quasi interamente da un unico, lungo, dialogo sulla religione, non mi ha colpito in particolar modo.

I morti ☆ Tra i diversi invitati ad una festa per il primo dell'anno troviamo Gabriel e la moglie, che affronteranno un momento di tenera e triste intimità alla fine del racconto. Si tratta dell'ultimo e più lungo racconto della raccolta, quasi interamente ambientato alla festa di due zie; dopo chiacchere, balli, valzer, risate e portate generose, il protagonista Gabriel fa uno splendido discorso alla tavolata, e infine si avvia verso un alloggio con la moglie, sentendo crescere dentro di sé una tenera eccitazione. Quando sta per scoppiare per la sensualità che scorge nei gesti della moglie, essa rompe l'incantesimo svelandogli che una canzone cantata alla festa gli aveva fatto venire in mente un suo innamorato, deceduto da giovane. Ho decisamente apprezzato il colto, gentile e allo stesso tempo scontroso, particolarissimo, personaggio di Gabriel, a dir poco tenero quanto ai sentimenti per l'amata moglie. La storia, nonostante la lunghezza, è molto scorrevole, e si leggono comunque con piacere i diversi dettagli effettivamente inutili allo sviluppo che emergono dalle conversazioni degli invitati. Il racconto termina con un'immagine triste ma profonda: 
La sua anima si abbandonò lentamente mentre udiva la neve cadere lieve nell'universo e lieve cadere, come la discesa della loro ultima fine, su tutti i vivi e i morti.
Il mio giudizio complessivo per il libro è quattro e mezzo
su cinque (nonostante la media aritmetica dia poco più di tre). 

Nessun commento:

Posta un commento