sabato 2 luglio 2016

Recensione: IL GIOVANE HOLDEN, di J. D. Salinger

Titolo: Il giovane Holden
Autore: J. D. Salinger
Genere: Narrativa
TramaSono passati più di sessant'anni da quando è stato scritto, ma continuiamo a vederlo, Holden Caufield, con quell'aria scocciata, insofferente alle ipocrisie e al conformismo, lui e tutto quello che gli è cascato addosso dal giorno in cui lasciò l'Istituto Pencey con una bocciatura in tasca e nessuna voglia di farlo sapere ai suoi. La trama è tutta qui, narrata da quella voce spiccia e senza fronzoli. Ma sono i suoi pensieri, il suo umore rabbioso, ad andare in scena. Perché è arrabbiato Holden? Poiché non lo si sa con precisione, ciascuno vi ha letto la propria rabbia, ha assunto il protagonista a "exemplum vitae", e ciò ne ha decretato l'immenso successo che dura tuttora. Torna, in una nuova traduzione di Matteo Colombo, il libro che ha sconvolto il corso della letteratura contemporanea influenzando l'immaginario collettivo e stilistico del Novecento.

Se qualcuno dovesse chiedermi "Di cosa parla questo libro?", io senza esitare gli risponderei senza ombra di dubbio: non ne ho idea. Non ha una trama vera e propria. Non c'è uno svolgimento. È un sacco di roba incasinata gettata a caso in duecentocinquanta pagine. 
Holden, diciassettenne incasinato, viene cacciato per l'ennesima volta da una scuola per disimpegno, e di punto in bianco, così, perchè gli va, decide di tornare a New York. Allora inizia questa sorta di avventura, dove c'è lui che se ne va in giro per la città senza un obiettivo vero e proprio. Il libro non ha capo nè coda; anzi, sembra quasi, una volta finito, che il capo sia la coda. Non ha una conclusione, e quando mi sono resa conto di averlo finita dopo essere rimasta qualche secondo a fissare una pagina bianca mi sono detta con molta nonchalance: "Embè?"
Holden, nucleo principale del libro, è uno dei personaggi più piatti e mediocri che abbia mai incontrato. Ragazzi, credetemi. Critica per tutto il tempo gli ipocriti ma lo è lui stesso. Si immagina di avere tanto coraggio per fare chissà quale cosa, quando in realtà non ha il coraggio di fare nulla tanto è vigliacco. So che almeno lui è reale, è vero, ma non sono riuscita a farmelo piacere. E non parlo di, esempio, un non-mi-piace del tipo "Non mi piace Voldemort perché è cattivo e fa male agli altri", perché i libri ci insegnano anche che si può amare un cattivo, eppure Holden non saprei nemmeno accettarlo come personaggio.
Da come è descritto sono seriamente convinta che più che essere un ragazzo ribelle e che cerca in tutti i modi di andare controcorrente, sia ritardato. Ragazzi, non scherzo. Certe azioni, sconsiderate, insensate, inconsapevoli, incoscientemente azzardate, non mi hanno fatto pensare ad un adolescente tormentato ma piuttosto ad un ragazzo impedito. Un passaggio in particolare mi ha turbato particolarmente. È ubriaco fradicio, lui, che non potrebbe manco bere (ma si sa, deve per forza bere e fumare, certo, è fondamentale, perché a sedici anni è un dovere), e immagina di dover tenere per forza la mano su una ferita (inesistente) perchè gli altri non devono vedere il sangue che esce da questa. Perché fa così? Ripeto: non ne ho idea.
Inoltre, il libro è una ripetizione continua. Sorvolando sulle espressioni continuamente reiterate (manco fossero poche, ma sto parlando di cinque o sei presenti almeno una volta per pagina), non fa che ripetere quanto è depresso, quante sigarette fuma, quanto gli andrebbe di fare uno squillo a Tizio, quanto tutti siano ipocriti, quanto per questo odi il cinema, e tutto questo a ripetersi. Inoltre, se come ho fatto io si legge tutto in una tirata, queste ripetizioni dopo un centinaio di pagine iniziano a diventare insostenibili
So che durante questa "avventura", che va da prostitute a botte, dalle suore fino al rimanere senza un soldo in tasca, lui dovrebbe maturare, proprio come succede ai personaggi dei romanzi di formazione, e giuro di aver provato a trovare qualcosa del genere in questo libro, una qualche maturazione o un qualche cambiamento nel suo essere, ma non ci sono proprio riuscita. 
Per non parlare poi delle divagazioni. Più che la narrazione vera e propria, la sua storia intendo, sono più che altro digressioni. Nomina qualcosa e ti racconta tutta la storia di quella cosa in particolare, ma intendo paginate e paginate. Da impazzirci. Ho saltato tranquillamente delle mezze facciate - consapevole di quanto fossero inutili.
Dovessi proprio salvare qualche passaggio direi sicuramente l'inizio, più che celebre, soprattutto perché come nella primissima edizione, anche in quella che si trova in libreria la copertina è completamente bianca, davanti e dietro, ad eccezione di titolo ed autore, e quindi il possibile futuro lettore è costretto in un certo senso ad aprire il libro e a leggere le prime pagine per capire di cosa cavolo si sta parlando. 
Io stessa, prima di doverlo acquistare di recente per scuola, quando in libreria lo avevo preso in mano, mi ero messa a leggere l'inizio del primo capitolo, il quale ammetto a mio malgrado sia piuttosto accattivante:
Se davvero avete voglia di sentire questa storia, magari vorrete sapere prima di tutto dove sono nato e com'è stata la mia infanzia schifa e che cosa facevano i miei genitori e compagnia bella prima che arrivassi io, e tutte quelle baggianate alla David Copperfield, ma a me non mi va proprio di parlarne. Primo, quella roba mi secca, e secondo, ai miei genitori gli verrebbero un paio di infarti per uno se dicessi qualcosa di troppo personale sul loro conto. Sono tremendamente suscettibili su queste cose, soprattutto mio padre. Simpatici, per carità, ma anche parecchio permalosi. E poi non mi metto certo a farvi la mia stupida autobiografia o non so cosa. Vi racconterò giusto la roba da matti che mi è capitata sotto Natale, prima di ritrovarmi così a pezzi che poi sono dovuto venire qui a stare un po' tranquillo.
Quello scritto qui sopra, soprattutto come è evidente, la parte finale, è la tesi della mia ipotesi: Holden non è un ragazzo normale. Però c'è da dire una cosa: ci aveva avvisato, eccome se ci aveva avvisato. È come se dicesse "Preparatevi, non sarà un libro tutto sorprese e suspense e che ne so, io vi ho avvertito".
Altri passaggi che mi sento di salvare sono due; il primo è quello del guantone da baseball del fratello deceduto Allie, più piccolo di lui. Holden deve descriverlo eppure in tutto il suo scetticismo e nichilismo, si capisce che dietro a questo velo di insensibilità che caratterizza tutto il libro si nasconde ancora qualche sentimento. Altri momenti che non ho prettamente apprezzato ma che mi hanno fatto tirare un respiro di sollievo sono stati quelli dove Holden si trova con la piccola sorellina, Phoebe, anche lei più piccola di lui ma forse più matura. In un certo senso è proprio lei che lo salva, che gli ricorda che per quanto sia in questa fase adolescenziale dove ci si vuole mettere contro al mondo intero, non si può affrontare, non ancora.

In conclusione, però, il libro non mi è assolutamente piaciuto. Non lo rileggerei neppure
 se mi pagassero, ad essere sincera. È stata una piccola, grande, delusione.
Uno su cinque.


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