mercoledì 29 giugno 2016

Recensione: LA RAGAZZA CON L'ORECCHINO DI PERLA, di Tracy Chevalier


Titolo: La ragazza con l'orecchino di perla
Autrice: Tracy Chevalier
Genere: Narrativa - Romanzo storico/drammatico
Trama: Delft, Olanda, XVII secolo. La vita scorre tranquilla nella prospera città olandese: ricchi e poveri, cattolici e protestanti, signori e servi, ognuno è al suo posto in un perfetto ordine sociale. Così, quando viene assunta come domestica in casa del celebre pittore Johannes Vermeer, Griet, una bella ragazza di sedici anni, riceve con precisione il suo compito: dovrà accudire con premura i sei figli dell'artista, non urtare la suscettibilità della scaltra suocera e, soprattutto, non irritare la sensuale, irrequieta, moglie del pittore e la sua gelosa domestica privata. Inesorabilmente, però, le cose andranno in modo diverso... Griet e Johannes Vermeer, divideranno complicità e sentimenti, tensione e inganni.


1664, Olanda. Il libro si apre con Griet, una semplice ragazza sedicenne, che in cucina cerca di organizzare gli ingredienti per fare una minestra. Piombano nella stanza due signori: il celebre pittore Vermeer e la moglie Catharina. Si tratta di Voci di un genere che raramente si udivano in casa nostra. Mi suggerivano immagini di tappeti preziosi, libri, perle e pellicce. Dopo l'incidente del padre, un decoratore di piastrelle reso cieco, è costretta ad andare a lavorare presso questi cattolici per far sì che la sua famiglia abbia da mangiare
Griet si ritrova così in questa casetta con sei bambini, alcuni generosi e gentili con lei, come Maertge, altri a dir poco insopportabili, come Cornelia, che cercherà di rovinare la vita alla nuova arrivata in tutti i modi possibili. Griet deve cercare di non farsi odiare troppo dalla suocera, Maria Thins, con la quale fin da subito instaura un rapporto di rispettosa sottomissione. La suocera però sa che Griet non è una come le altre, e il fatto che lei verrà scelta dal padrone di casa come personale assistente lo confermerà. 
Il pittore Vermeer rimane per tutto il libro una figura oscura e misteriosa, che allo stesso tempo sembra sfuggirci e aprirsi a noi (Sorrideva, e quando sorrideva il suo viso era come una finestra spalancata). 
Lui è un uomo eccezionale [...] I suoi occhi valgono quanto una stanza colma d'oro, ma talvolta vede il mondo come lui vorrebbe che fosse, e non com'è. Non capisce quali conseguenze ha sugli altri questo suo idealismo. Pensa solo a se stesso e al suo lavoro, non a te. Quindi devi stare attenta. [...] Attenta a rimanere te stessa.
Queste sono le parole che descrivono la incerta e fragile relazione tra Griet e il pittore. La ragazza, divisa tra il figlio del macellaio (I capelli biondi, lunghi e tutti ricci, incorniciavano un viso che mi fece pensare alle albicocche), che desidera sposarsela al più presto, e il pittore, suo padrone e amore più grande. Non è un amore come gli altri: si tratta di un'attrazione insita di profonda ammirazione, che anche se è stretta tra le braccia di un altro uomo la fa pensare allo studio del suo padrone, al modo in cui lui la fissa, intensamente, per ore quasi senza rendersene conto. Per quanto si possa trovare una sorta di erotismo in tutto questo, non assume mai il significato che spesso gli viene attribuito da noi, rimanendo prima di tutto inespresso ma anche in una dimensione a noi completamente estranea. Ammirazione, sottomissione, amore, ma anche paura, mistero: sono le parole chiave del loro rapporto. 

Griet sa che l'attrazione che il suo padrone prova nei suoi confronti è solo perché non la vede come una persona vera, ma come un quadro, un ritratto, un'immagine che proprio come farebbe un classico, idealizza la sua figura. Vermeer rende Griet un'idea, un modello, un paradigma, di un mondo che ci sfugge e che non riusciamo a capire. Mi aspettavo un romanzo d'amore sofferto, ma c'è più di questo, l'amore sarebbe troppo banale, troppo scontato.

«Di che colore sono quelle nubi?»
«Beh, bianche, signore.»
Inarcò leggermente le sopracciglia. «Ne sei sicura?»
Le guardai di nuovo. «E grigie. Forse nevicherà.»
«Ma via, Griet, sforzati un po'. Pensa alle verdure di quella volta a casa tua.»
«Le verdure, signore?»
Scrollò leggermente la testa. Lo stavo scontentando di nuovo. Serrai le mascelle.
«Pensa a come avevi separato le verdure bianche, le rape e le cipolle. Sono dello stesso bianco?»
All'improvviso capii. «No, le rape hanno dentro un po' di verde, le cipolle un po' di giallo.»
«Proprio così. E adesso che colori vedi nelle nuvole?»
«Dentro c'è anche un po' di azzurro,» aggiunsi dopo averle osservate per qualche minuto. «E... di giallo. E c'è del verde, anche!» Mi entusiasmai a tal punto che le indicai col dito. Le nuvole le avevo guardate in tutta la mia vita, ma in quel momento ebbi l'impressione di vederle per la prima volta.

Sarà pure una servetta, ma è intelligente e ha qualcosa da insegnare perfino a Vermeer. È modesta, non pretende nulla da nessuno, lei si limita a stare al suo posto e non apre bocca neppure quando è vittima delle crudeli macchinazioni di Cornelia. Lei reprime tutti i suoi sentimenti: la rabbia, l'odio, l'amore e la paura. Una ragazza estremamente sfortunata, sottoposta a quotidiane prove di resistenza mentale, e ne esce sempre vincitrice. Sembra una debole ma in realtà di dimostra la più forte di tutte. È perspicace, un'attenta osservatrice. Vorrei avere altre parole per descrivere questo personaggio splendidamente strutturato, ma non riesco a trovarne, purtroppo.
Contemplai il dipinto ancora una volta, ma nel fissarlo così intensamente mi sembrò che qualcosa mi sfuggisse. Come quando si fissa una stella nel cielo notturno: se la guardi direttamente quasi non la vedi, mentre se la cogli con la coda dell'occhio appare molto più luminosa.
Lo stile dell'autrice è uno dei più eleganti e poetici che abbia mai avuto l'onore di leggere. Incanta fino dalle prime pagine: Portava il cappello calcato sui capelli, che erano rossi come i mattoni bagnati dalla pioggia. Il ritratto di Vermeer in una riga e mezzo. Sono certa che se avesse voluto dare un ritratto più nobile avrebbe detto che aveva la pella bianca come marmo appena esportato da una cava, ma già solo il mattone ci suggerisce evidentemente un'idea più frugale e non così nobile. Come poi si rivelerà essere la famigliola. L'autrice con poche righe, con poche pennellate, riesce a dipingere un'epoca, e senza dover ricorrere a scandagliare l'anima dei personaggi, sa far intendere al lettore qualsiasi concetto con tre frasi.
Quando ce ne andammo, non so cosa avrei dato per non tornare alla casa in cui avrei trovato Catharina e le bambine sulla panca. Avrei voluto andare a casa mia, entrare nella cucina di mia madre e porgerle il secchiello pieno di braciole. Erano mesi che non mangiavamo carne.
Nonostante tutta la poesia racchiuse in queste poche (230) pagine, posso dire di essermelo divorato, dal momento che si tratta di uno stile estremamente scorrevole. In meno di tre ore lo avevo già finito. Mi ha lasciato disorientata, sconvolta, ma alla fine, pensando ad un eventuale finale alternativo, oppure a come sarebbe finita se... Ma siamo realisti. Il libro è perfetto così com'è. Non sarebbe dovuto essere più lungo, nè tanto mano più corto, non potrei mai desiderare più descrizioni o più dialoghi perché è perfettamente compiuto
Cinque su cinque. Uno dei libri più belli che abbia mai letto.
Posso sentire ancora addosso a me quei colori:
l'azzurro e il giallo, legati dalla brillantezza
di quella perla così rischiosa.

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