venerdì 26 dicembre 2014

Recensione: Eleanor & Park, di Rainbow Rowell

Buongiorno a tutti! Come avete passato la giornata ieri? Io sono andata a pranzo da mia nonna con tuuutta la famiglia e poi a cena siamo andati al ristorante in Alessandria. È stata una bellissima giornata, mi sono divertita un sacco. E tra una risata e l'altra sono anche riuscita a leggere il bellissimo libro che sto per recensire. Finalmente posso anche io parlare di un libro di Rainbow Rowell... E che libro!
Attenzione: questa recensione contiene qualche spoiler, ma non dirò nulla sul finale.


Piccola parentesi sulla copertina: 
nonostante sia abbastanza diversa
dall'originale mi è piaciuta abbastanza.
Però l'originale è molto più bella.
Titolo: Eleanor & Park
Autrice: Rainbow Rowell
Genere: Young Adult
Editore: Piemme
TramaEleanor è appena arrivata in città. La chioma riccia rosso fuoco e l'abbigliamento improbabile, ha lo sguardo basso di chi, in pasto al mondo, fa fatica a sopravvivere. Park ha tratti orientali che ha preso dalla madre coreana e veste sempre di nero. La musica è il suo rifugio per tenersi fuori dai guai. La loro storia inizia una mattina, sul bus che li porta a scuola. Park è immerso nella lettura dei suoi fumetti e perso tra le note degli Smiths, Eleanor si siede accanto a lui. Nessun altro le ha fatto posto, perché è nuova e parecchio strana. Il loro amore nasce dai silenzi, dagli sguardi lanciati appena l'altro è distratto. E li coglie alla sprovvista, perché nessuno dei due è abituato a essere il centro della vita di qualcuno. Tra insicurezze e paure, Eleanor e Park si scambiano il regalo più grande: amare quello che l'altro odia di sé, perché è esattamente ciò che lo rende speciale. Sarà la loro forza, perché anche se Eleanor non sopporta quegli sfigati di Romeo e Giulietta, anche il loro legame deve fare i conti con un bel po' di ostacoli, primo fra tutti la famiglia di lei, dove il patrigno tiranneggia incontrastato. Riusciranno, per una volta nella vita, ad avere ciò che desiderano?

Eleanor non è una ragazza come le altre: ha una famiglia con un sacco di problemi -e sono davvero tanti, sto parlando di una famiglia che non può nemmeno permettersi uno spazzolino da denti-, dalla quale è già stata cacciata una volta. Tornata, si ritrova con la madre sempre più distante ed esausta ed i tre fratelli che non sono più dalla sua parte, ma schierati con Richie, il suo patrigno, che non perde occasione per darle della troia ed insultarla, anche se lei, oltre a non meritarselo, non fa nulla.
Eleanor prende per la prima volta il pulmino per andare a scuola: è così che incontra Park.
Non trova posto, ma non perché è tutto pieno: nessuno la vuole far sedere. Lui è l'unico che alla fine prova così tanta pietà per lei -che poi è una pietà mischiata ad un'incazzatura letale- che la fa sedere. "Siediti, porco Giuda", non è il migliore modo per presentarsi ad una ragazza. Nessuno ha fatto sedere Eleanor perché lei è davvero particolare: è in carne -finalmente una ragazza normale, diamine- e ha una cascata di capelli ricci rossi. E non potendosi permettere certi vestiti, si concia sempre in dei modi davvero bizzarri, costretta a ricorrere a lacci e laccetti per nascondere gli strappi nei jeans di tre taglie più grandi e presi a pochi soldi. Per questo viene derisa dagli altri.
Park è un ragazzo coreano che ascolta sempre la musica e che ha più magliette di diversi gruppi. Park ha "la pelle del colore del sole attraverso il miele". Lui invece non ha problemi in famiglia, anzi, la sua è perfetta.
Dopo il loro incontro disastroso Eleanor inizia subito a pensare ad un modo per non prendere il pullman, ma non ne trova nemmeno uno. 

Così ogni giorno si siedono vicini, non si parlano, non si sfiorano, non si guardano quasi.
Però l'uno pensa continuamente all'altro. Sembra quasi che non possano farne a meno.

Ma un giorno Park nota che Eleanor legge i suoi fumetti, ed inizia a portarglieli. Lei li prende, li legge e glieli riporta. E iniziano a parlarsi.
All'inizio di cose banali come i fumetti, ma poi cercano di conoscersi sempre meglio.
Ma Eleanor ha molte difficoltà perché il suo patrigno non le permette di uscire -con un ragazzo, per giunta- e quindi deve sempre stare attentissima ad ogni sua mossa. Di sicuro Eleanor non può ospitare a casa sua Park, anche perché non ci sarebbe.
Così lei inizia ad andare a casa sua, dove viene ben accolta. 
A scuola però tutti la trattano male, le scrivono cose brutte sui libri, le buttano i vestiti nel gabinetto... finché non interviene Park, che quando sente un ragazzo prenderla in giro, lo picchia. Di brutto, anche. Ed è così che la loro relazione diventa "pubblica". Ovviamente nessuno dei due riesce a credere a questa situazione: sono letteralmente estasiati da ciò. 
Sapete come Park la descrive ad un certo punto?
Park non fa altri che ripeterle che la ama, e lei, cercando di fare l'imbarazzata, risponde sempre: "Lo so." Sembra essere tutto a posto, lei capisce quando andare a casa per non essere beccata da LUI... 
quando un giorno Richie si arrabbia ed inizia a cercarla, con cattive intenzioni. Eleanor capisce subito una cosa: non erano i suoi compagni a scriverle quelle cose brutte sui libri... era lui. Lui che la fissava sempre, la aspettava, la insultava.
Spaventata, Eleanor non sa cos'altro fare, così deve fuggire: Park la accompagna fin da suo zio, nel Minnesota. Ovvero, a miglia e miglia lontano da lui.
Park non vuole dirle addio, perché spera che non lo sia. Lei invece continua a ripeterglielo. Arrivato a casa, Park inizia a scrivere lettere ad Eleanor ed a mandarle cassette e altri oggetti. Lei non ha nemmeno la forza di leggerle. Non saprete come andrà veramente a finire finché non leggerete le ultime parole del libro. Perchè starete attaccati a questo fino all'ultima pagina, e continuerete imperterritamente a leggere, rileggere e ri-rileggere quelle cavolo di parole per decine e decine di volte, non capendo cosa pensare. Cosa ha scritto Eleanor a Park? Non lo so nemmeno io.

Le cose che ho molto apprezzato di questo libro sono principalmente due: è ambientato nel 1986; è narrato in una specie di terza/prima persona. Mi spiego: la narrazione è sempre in terza persona ma cambiano le ottiche dalle quali il narratore vede i fatti e quindi racconta i fatti, come se prima si spostasse vicino ad Eleanor e poi passasse a Park.
Però in alcuni punti è ripetitivo. È giusto che l'autrice ci voglia far vedere come tutti e due provino le stesse emozioni, che pensino sempre cose belle, ma spesso questa cosa mi infastidiva. Ma non posso abbassare il voto a questo libro solo per una cosa come questa, perché si legge in maniera scorrevolissima e piacevole.

È un libri bellissimo, commovente e molto originale. Lo consiglio a tutti.
Se saprete immedesimarvi in alcuni personaggi come ho fatti io, diventerà il vostro libro preferito.



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Cinque su cinque. Bellissimo, davvero perfetto!



E voi? Avete letto questo libro? Avete intenzione di leggerlo? Fatemelo sapere!
A presto,
Sara.

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