martedì 23 dicembre 2014

Recensione: Break, di Hannah Moskowitz

Buonasera a tutti! Come state? Sentite lo spirito natalizio aleggiare su di voi accanto alla vostra ombra? Io sì, ce l'ho persino dentro al midollo ormai! Oggi è stato il giorno degli "Auguri!", "Oh, grazie! Anche a te!", "Oh, ma figurati!". Ho perso il conto per tutte le volte che l'ho detto. Ma Natale non mi stancherà mai. Mai u.u
Oggi sono qui con una nuova recensione! In realtà ho finito di leggere questo libro più di una settimana fa, ma non avevo il tempo materiale per scrivere. Anche se a voi la recensione potrebbe risultare breve e scialba (yuch!) fidatevi, io metto sempre tutta me stessa per quando scrivo per voi. Perché o faccio le cose bene o non le faccio proprio.
Dopo questa parentesi biografica, iniziamo subito!


Titolo: Break - Ossa Rotte
Autrice: Hannah Moskowitz
Genere: Young Adult
Editore: Giunti
Pagine: 280 
Prezzo: 9,90 
TramaJonah ha una famiglia a dir poco difficile. Ha due genitori quasi assenti, che non ricordano più perché stanno insieme e a malapena riescono a tenere le fila di un matrimonio che sta rovinando la loro vita e quella dei figli. E ha due fratelli: Will, di pochi mesi, che piange incessantemente, e Jesse, di 16 anni. Il rapporto tra Jonah e Jesse va ben al di là dell'amore fraterno. Sì, perché Jonah è l'angelo custode di Jesse, colui che ogni giorno lo salva da morte sicura per soffocamento. Jesse soffre infatti di gravi allergie alimentari, soprattutto al latte e, dato che Will è ancora un poppante, Jesse non è mai al sicuro, nemmeno in casa. I suoi attacchi sono violenti, terribili, devastanti, tanto da spedirlo in ospedale. Jonah non può permettersi di perderlo mai di vista: controlla tutto ciò che mangia, tocca, respira. Si assicura anche che quella sbadata di sua madre non allatti Will e poi tocchi il fratello. Ogni volta che il cellulare squilla, il cuore di Jonah parte al galoppo per la paura che Jesse sia in fin di vita. Jonah vuole essere più forte, ha bisogno di essere più forte, per sorreggere una famiglia sull'orlo del baratro, per sostenere un fratello che rischia di morire ogni giorno, per non cedere al raptus omicida nei confronti di un bebè che riduce a brandelli i nervi di tutti. Rompersi le ossa e guarire è l'unico modo che Jonah conosce per rinforzarsi. Perché chiunque sa che un osso fratturato ha il potere di curarsi da solo e di ricrescere più forte, rinvigorito.

Jonah è un adolescente che, non essendo sotto l'ala protettrice di nessuno, compie azioni sconsiderate e nessuno lo rimprovera abbastanza per questo, così lui continua a fare quello che gli riesce meglio: rompersi le ossa facendo finta di essere caduto, scivolato, inciampato...
Il libro inizia con Jonah che si sfracella per terra in un parcheggio, mentre la sua amichetta Naomi (che ho odiato tantissimo perché invece che fargli una bella lavata di testa lo incita persino) lo riprende con una telecamera e ride tutta entusiasta mentre lui è a terra agonizzante. Mi è molto piaciuto l'inizio, dove lui ci introduce nella sua vita, mentre ci spiega cosa prova quando lo fa:







   Da ciò la prima cosa che viene in mente è: lo fa per farsi vedere. No. Ecco qui la prima trappola dell'autrice. Jonah non lo fa per lui, ma lo fa per suo fratelloCosa?!
Jesse ha un sacco di problemi con il cibo: si fa prima a dire che è allergico a quasi tutto e che anche solo a sentire l'odore di qualcosa a cui è allergico si sente male. Ma male davvero, rischiando costantemente la morte.Ma anche Jonah non è da meno. Ci vuole un attimo a sbagliare salto che il collo fa crackFacendosi del male lui i genitori stanno meno addosso a Jesse, cosa della quale non ha molto bisogno. 
 Poi però il protagonista spiega un altro motivo (ancora meno valido del primo) per cui si rompe le ossa:
... E qui in poi il lettore inizia a trovarsi in difficoltà perché non capisce a cosa credere: ma lo fa per Jesse o per se stesso? Risposta: e che ne so io? L'autrice non lo fa capire bene. Un attimo sembra prevalere la prima ipotesi, poi ecco che subito rimonta la seconda.
Jonah ha una vera e propria ossessione per suo fratello, ha la terribile paura che lui possa morire, ogni singolo minuto della sua vita. Questa ossessione mi ha sfinita. Dopo un po' non riuscivo più a sostenerla. È asfissiante, angosciante. Come tutto il resto del libro. 
Perché quando poi qualcuno di serio (la pseudo-fidanzata di Jonah) decide di fare qualcosa per lui, tutti i suoi compagni di clinica inizieranno a rompersi le ossa per lo stesso motivo per cui lo fa Jonah e da lì in poi saranno veramente guai per lui. 
Non posso dirvi se finisce bene o male, perché a parer mio è una cosa molto soggettiva. Questo libro è scritto in maniera molto, molto scorrevole, ma è decisamente lontano dall'essere un bel libro.
Manca molto per quanto riguarda la parte delle sue riflessioni (in più, essendo narrato in persona quasi dovrebbe straripare di flussi di pensieri e monologhi interiori), ma non è del tutto da buttare perché le idee ci sono, e anche originali.
Il problema, ripeto, è quest'angosciante susseguirsi di contrapposizioni e incertezze.
Vi avviso, non è un libro per tutti. È molto crudo, diretto, dai contenuti decisamente forti



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   Due su cinque. Appena sufficiente, niente di che.



A domani con un nuovo post! Mi raccomando, restate sintonizzati perché è da un po' che mi frulla per la testa qualcosina per voi... forse un giveaway? ;)
A presto,
Sara.


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